Alitalia, Etihad ha detto “sì”. Ora pretende gli esuberi

 

Antonio Sciotto, 26 giugno2014, “Il Manifesto”

 

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L'accordo. Raggiunta un'intesa di massima con gli arabi, ma Lufthansa protesta con la Ue per il rispetto della concorrenza. «No licenziamenti», ribadiscono Cgil e Usb. Sono 2.251 i dipendenti che dovrebbero uscire

E così, alla fine, gli arabi di Eti­had hanno fatto il “mira­colo”. Sono riu­sciti a pren­dersi il 49% di Ali­ta­lia, sal­van­dola dal bara­tro. Ma per aver rag­giunto l’ambito obiet­tivo, un matri­mo­nio con un’azienda ormai decotta ma bla­so­nata, la gio­vane e ram­pante com­pa­gnia di Abu Dhabi – che nata nel 2003, vanta la più rapida cre­scita nella sto­ria dell’aviazione mon­diale – non deve tutto ai petrodollari.

E no, deve tanto alla nostra «ita­lia­nità». All’operazione patriot­tica voluta nel 2008 dall’allora pre­mier, Sil­vio Ber­lu­sconi, che mandò a monte le nozze con Air France, per creare una nuova società, la Cai, che non aveva alcun senso di mercato.

Senza un serio piano indu­striale, messa su per fini pro­pa­gan­di­stici, con enormi costi per il pub­blico: men­tre se si fosse rea­liz­zata la fusione con Air France (che offriva sei volte di più) avremmo evi­tato spre­chi, e soprat­tutto 2.251 esuberi.

Della par­tita dei “capi­tani corag­giosi”, faceva parte anche Cor­rado Pas­sera, advi­sor per Intesa, e che oggi, con un così pre­sti­gioso meda­gliere, vor­rebbe rifon­dare la poli­tica italiana.

E così, final­mente, ieri mat­tina gli arabi hanno detto sì, accet­tando di acqui­stare il 49% della com­pa­gnia ita­liana. Ha con­tri­buito cer­ta­mente l’intesa rag­giunta con le ban­che, che hanno con­cesso di ristrut­tu­rare il debito. Inol­tre, il governo ha dato l’ok per rea­liz­zare le inno­va­zioni infra­strut­tu­rali e di mer­cato chie­ste dai nuovi soci.

Resta un unico “sco­glio” (se così lo si può defi­nire): il futuro di 2.251 per­sone. Dipen­denti che la nuova pro­prietà vor­rebbe, con il soste­gno della mobi­lità, licen­ziare, e che invece i sin­da­cati sono decisi a difendere.

Ma par­tiamo dall’accordo con le ban­che: lo schema su cui si è lavo­rato pre­vede la rine­go­zia­zione di 565 milioni di debito, con la can­cel­la­zione di un terzo e la con­ver­sione in azioni (con un con­ver­tendo a 2–3 anni) dei restanti due terzi. Le ban­che cre­di­trici di Ali­ta­lia, Intesa, Uni­cre­dit, Mps e Popo­lare di Son­drio, hanno rag­giunto una posi­zione con­di­visa, e quindi l’ok defi­ni­tivo (ieri ancora non del tutto acqui­sito) dovrebbe essere vicino.

Assi­cu­ra­zioni suf­fi­cienti sono state for­nite anche su un altro fronte, quello delle infra­strut­ture, rispetto alle richie­ste avan­zate da Eti­had: il supe­ra­mento del decreto Ber­sani che limita gli slot per Linate, stop ai van­taggi com­pe­ti­tivi per le low cost e migliori col­le­ga­menti fer­ro­viari con l’aeroporto di Fiumicino.

Sia dal fronte del Pd, che da quello del mini­stro delle Infra­strut­ture, Mau­ri­zio Lupi, sono arri­vate lodi per l’accordo: «Ieri sera (l’altroieri per chi legge, ndr) c’è stato un impor­tante incon­tro con le ban­che e con i prin­ci­pali azio­ni­sti – ha spie­gato il mini­stro – È sem­pre più chiaro che que­sto matri­mo­nio s’ha da fare, per­ché si tratta di un forte inve­sti­mento indu­striale con con­crete pro­spet­tive di svi­luppo per la nostra com­pa­gnia». «Pre­sto – ha infine aggiunto Lupi, rife­ren­dosi alla ver­tenza che riguarda il per­so­nale – con il mini­stro del Lavoro Poletti incon­tre­remo i sin­da­cati per fare il punto sulla vicenda esu­beri. Sono sem­pre stato e con­ti­nuo a essere fidu­cioso nel buon esito dell’operazione».

Ma a raf­fred­dare gli entu­sia­smi ci pensa il sin­da­cato, che pone un netto stop ai facili otti­mi­smi sul “nodo” esu­beri: «Tra “penul­ti­ma­tum” e finti annunci su accordo siamo ancora a zero», scrive Mauro Rossi, della Filt Cgil, sul suo pro­filo Twit­ter. E riba­di­sce il «no ai licenziamenti».

«Il sin­da­cato non è un notaio, chia­mato sol­tanto a san­cire deci­sioni assunte altrove – dice l’Usb – Se si dovesse pro­ce­dere senza un con­fronto con le parti sociali nel momento in cui si parla di licen­zia­menti e di tagli indi­scri­mi­nati del costo del lavoro, il governo e l’azienda dovranno assu­merne tutta la respon­sa­bi­lità». L’Usb ricorda che il set­tore aereo è già stato mar­to­riato da «poli­ti­che dis­sen­nate, fon­date solo sulle ristrut­tu­ra­zioni sel­vagge, che hanno pro­dotto 12 mila esu­beri tra­dotti in cig e licenziamenti».

Raf­faele Bonanni, della Cisl, è un po’ più sfu­mato: «L’accordo è un fatto molto posi­tivo – esor­di­sce – Ma un sin­da­cato che si rispetti deve pen­sare a sal­vare l’intera azienda, man­te­nere al lavoro il mag­gior numero di per­sone, com­preso l’indotto e ovvia­mente limi­tare al mas­simo gli esu­beri». «Un’azienda che può diven­tare un grande colosso – con­clude Bonanni – può essere in grado di rias­sor­bire pre­sto even­tuali lavo­ra­tori al momento non uti­liz­zati. Usiamo gli ammortizzatori».

Una pro­te­sta è venuta dalla con­cor­rente tede­sca, Luf­thansa: «È vitale che la Ue e le auto­rità dei Paesi mem­bri pon­gano fine alla con­cor­renza sleale da parte dell’aviazione sus­si­diata dallo Stato e proi­bi­sca l’aggiramento delle regole euro­pee sui sussidi».

Ali­ta­lia ha un orga­nico di 13.721 dipen­denti (con­tro i circa 19 mila di Eti­had), ma il piano di Eti­had punta a ridurli a 11.470 dopo gli esu­beri. Ali­ta­lia ha una flotta di 134 aerei, Eti­had di 98.